“E’ un mio diritto”. Rammentiamolo: nulla è un diritto di nessuno, ma tutto è una conquista.
Il diritto è quando una ipotesi, una richiesta, un’idea di società diventa Legge. E le leggi nel tempo possono essere modificate. In meglio o in peggio, che dipende dall’opinione, dalla visione politica di chi la interpreta.
La Legge Marson, quando venne varata, fu considerata dai poco attenti al mondo ambientalista una legge eccessivamente “verde”, dagli ambientalisti una sorta di buon inizio.
Mediamente ci si aspettava che le tutele sancite dalla nuova norma (Stop consumo di suolo, riqualificazione dell’esistente, tutela del territorio agricolo, pianificare per area vasta, procedure più razionali senza rinunciare a governo e pianificazione territoriale) fossero nel tempo migliorate nel senso di maggiori restrizioni. Ed ecco che ci siamo, all’improvviso, come “svegliati” e prendiamo atto che all’attuale Giunta Regionale toscana dell’ambientalismo non importa nulla. La solita logica della cementificazione “soft” (eufemismo) ha ripreso forza e tra gli alfieri di questo rigurgito eco-insostenibile, ci sono PD, Italia Viva e Azione. La speranza di vedere maggior senso ambientale è, di nuovo, destinata a infrangersi contro la illogica teoria “sviluppista”, residuale ma ancora ben presente in troppe sigle, e non solo esplicitamente di destra.
La Toscana cambia dunque la legge Marson n.65/2014 sull’urbanistica facendo passare in Consiglio Regionale una semplificazione delle norme allora introdotte. Gli elementi di cambiamento sono la modifica della nozione di ristrutturazione edilizia, che è stata ampliata con la possibilità di comprendere anche interventi di aumento di volumetria di edifici già esistenti; la proroga del piano operativo dei Comuni da tre a cinque anni; il dimezzamento dei tempi di attesa per l’autorizzazione sismica. L’entrata in vigore della modifica della legge, è stato detto, serve a non creare problemi ai Comuni che hanno il compito di stabilire quali siano gli interventi ammissibili sugli edifici del proprio territorio, a prescindere da come tali interventi sono definiti dalle normative nazionali, lasciando alla normativa regionale il compito di individuare il regime amministrativo e la procedura di sanzione.
In pratica un principio di autodeterminazione individualistica che ogni Regione potrebbe imitare, ennesima dimostrazione che aver delegato le Regioni a legiferare non ha facilitato il contatto tra territori, ma ha solo frantumato, permettendo di fare ognuno un po’ come crede.
La Consigliera del M5S, Irene Galletti, ha stigmatizzato queste scelte, in quanto con questa proposta di legge il Consiglio regionale ha modificato, per noi in peggio, la legge Marson, ritenuta tra le più avanzate nella programmazione territoriale urbanistica a livello nazionale. Un fatto grave che mina uno strumento eccellente, seppur perfezionabile, attraverso la demolizione dei principi che l’hanno resa così efficace e funzionale. Molti aspetti, prima supervisionati direttamente dalla Regione ci ha spiegato la Consigliera Galletti, vengono estremamente semplificati, con inserimenti impropri di procedure autorizzative di tipo ‘silenzio assenso’ o attraverso la compressione delle competenze regionali, trasformando certi interventi quasi in un rapporto esclusivo tra il Comune e il soggetto privato, aprendo a iniziative che aumentano il carico urbanistico e spingendo verso un eccesso di consumo di suolo. Inoltre diventando il Comune titolare univoco apre la strada alle possibili prassi clientelari.
Tutto questo con il pretesto di rendere gli interventi economicamente meno onerosi e burocraticamente più agili.
Crediamo che la proposta di variazione della Legge Marson sia un atto grave e che il Partito Democratico, presunta locomotiva del cosiddetto centro-sinistra, dovrebbe intervenire per invitare il Presidente Giani a rivedere tali scelte.