Il tema delle Cave nel bacino delle Apuane è stato ben sviscerato. Quali siano i danni al sistema di accumulo di acque potabili è palese. L’inquinamento delle stesse falde è altrettanto comprovato.
Lo sfondo a questa drammatica situazione ambientale (basta guardare il Docufilm “Antropocene”) è la situazione normativa che è ormai farsa.
I coltivatori di cava (si chiamano proprio così) si appellano alle Leggi Estensi che garantiscono loro una serie di prelazioni; la Repubblica Italiana “balbetta” contromisure legislative (eppure la normativa è chiara, così come le sue applicazioni) in relazione al divieto di aprire o riaprire cave sopra una certa altitudine; la Regione Toscana ammicca ai coltivatori, cercando di fare apparire Norme teoricamente vincolanti ma, di fatto, ulteriormente orientate allo sfruttamento senza fine dell’intero bacino marmifero.
Nel frattempo l’occupazione nel settore, negli ultimi trenta anni, si è ridotta del 75%. La tecnologia ha accelerato, aumentandolo in modo abnorme, il materiale escavato.
Nel contempo l’Europa, con la Direttiva Bolkenstein (2006), adottata dall’Italia nel 2010, imponeva la messa a bando e gara, le concessioni demaniali alla scadenza. Mentre alcuni coltivatori di cava contestano che la concessione ottenuta è centennale e dunque bisogna aspettare che scada.
E mentre si dibatte su ogni cavillo e si trova ogni escamotage per procrastinare l’impegno ad affrontare il danno ambientale indiscutibile, palese, atroce, le montagne subiscono un’ulteriore e aumentata aggressione, l’acqua è sempre più inquinata e ridotta di quantità.
E la Regione Toscana cieca e sorda che fa? Progetta una “Autostrada dell’Acqua per convogliare l’acqua potabile delle Apuane a Livorno (non ce ne vogliano i livornesi) con una tubazione che correrà a qualche centinaia di metri dalla battigia, sott’acqua, dalle Apuane a Livorno.
Ci chiediamo se chi governa la nostra regione si riappacificherà mai con il proprio cervello e progetterà cose che abbiano senso e la smetta alla fine di investire denaro con l’unico scopo di aumentare le relazioni clientelari.
Le cave devono essere chiuse. Deve essere avviato un processo di riduzione drastica, in tempi brevi, della escavazione e le Amministrazioni locali e regionali devono programmare una residuale attività estrattiva per non perdere le competenze cumulate nei secoli, ma che oggi la tecnologia ha trasformato in puro annientamento del patrimonio naturale rimasto.