Come Associazione RTiM ci siamo posti il problema di come poter comunicare in modo semplice la complessità del rapporto fra il vivere di tutti giorni e interessarsi delle cose che ci circondano, dal lavoro, la casa, i figli, la scuola, la salute, ecc. dalla cui organizzazione dipende la nostra qualità della vita. L’art. 3 della Costituzione garantisce la partecipazione a questa organizzazione.
SE NON PARTECIPIAMO, altri lo faranno, ma senza ciascuno di noi.
Abbiamo suddiviso il tutto in 4 articoli post. QUESTO È IL PRIMO.
1°-LA PARTECIPAZIONE – LA CONOSCENZA DEI NUMERI, VISTA DA SINISTRA.
Siamo prossimi alle elezioni regionali della Toscana, previste per il 12 e 13 ottobre prossimo. Gli schieramenti elettorali sono già fatti, ma colgono le aspettative dei cittadini e cittadine elettori ed elettrici? Stando ai numeri reali della partecipazione a cui sono chiamati gli elettori ed elettrici per i vari livelli istituzionali, Parlamento, Regioni, Enti Locali, negli ultimi anni direi che non ci siamo proprio. Chi dovrebbe votare vede solo tatticismi, personalizzazione, interessi stretti al proprio sistema di potere elettorale. MA È STATO SEMPRE COSÌ?
Un breve confronto fra il prima e il dopo.
Dal 1945, data delle prime elezioni, a cui parteciparono le donne al voto per la prima volta, per la scelta fra monarchia/Repubblica, la partecipazione è sempre stata al 90%, decimale più o meno, nel 1987 fu l’88,83 % e nel 1992, 87,35 %, ultimo anno con elezioni con il sistema proporzionale puro.
Le elezioni del 1992 furono le prime elezione dopo il cambio del nome del PCI, e non solo del nome, in PDS, dove raccolse il 16,11% ovvero circa il 40% in meno di voti delle precedenti del 1987, dove ottenne il 26.58%. Evidente che in tal caso la scelta del 1989 non fu condivisa da una larga fascia di elettori del PCI.
Nel corso dell’anno 1992 fu approvata la legge elettorale Mattarellum, dal relatore Sergio Mattarella, improntata ad un sistema maggioritario per il 75 % degli eletti, il restante 25% in proporzionale. La legge Mattarellum entro un vigore nel 1993. Alle elezioni del 1994 la partecipazione scese all’86%. Da allora la percentuale è costantemente diminuita, fino a raggiugere il 63% nel 2022.
Per avere una idea più chiara del cambiamento reale che ha determinato la disaffezione dei cittadini alle elezioni e alla politica, basta confrontare i seguenti dati (gli anni di riferimento sono casuali e non cambiano la sostanza della questione):
Elezioni politiche 1983. Le liste in competizione furono 34. Furono eletti in parlamento 13 raggruppamenti politici, ciascuno con i suoi parlamentari in proporzione ai voti raccolti.
Il tredicesimo partito raccolse 28.190 voti ed ebbe 1 parlamentare eletto.
Elezioni Politiche 1994 con la legge elettorale Mattarellum. Liste presentate 58. Le liste che non avevano raggiunto il 4% furono immediatamente eliminate. Tra le cinque liste fatte fuori, l’ultima, ovvero la quinta, aveva ottenuto l’1,18% e raccolto 406.114 voti. In totale le 5 liste escluse rappresentavano 4.425.935 elettori. (importante far presente che le due forze politiche del governo attuale, Lega + Forza Italia, nel 2022 hanno ottenuto 4.749.584 voti INSIEME). Le altre quattro liste, che con il sistema proporzionale avrebbero potute avere dei parlamentari, avevano preso oltre 1 milione di voti. Quindi nel 1994 in parlamento entrarono 7 raggruppamenti, di cui il settimo aveva raggiunto 1.811.814 voti. Esclusi ben 51 partiti.
Questa legge elettorale Mattarellum, considerata ancora troppo a maglie larghe, è stata poi sostituita ad uso e consumo della coalizione di turno, per raggiungere i propri interessi o quelli coincidenti con i loro prossimi alleati. Ecco come siamo giunti al fatto che un grande paese può essere governato da una minoranza che rappresenta il 26% del corpo elettorale e quindi dei propri cittadini. Le politiche e le risorse di tutti per soddisfare il calcolo politico di una parte sociale che garantisca il proprio sostegno elettorale. Nelle elezioni del 1987 la DC aveva raccolto 13.233.620, il 34%, il PCI, voti 10.250.644 con il 26%, il PSI voti 5.501.696 con il 14%.
NEL PARLAMENTO nel 1987 erano rappresentati in soli 8 partiti 35.792.896 elettori su un totale di 45.692.417.
NEL PARLAMENTO ATTUALE in totale sono rappresentati 14.728.031 elettori su un totale di 46.021.956.
Il quadro vi è chiaro? e possiamo “urlare agli altri che…noi siamo una democrazia!!!
Nel 2001 da parte del governo di sinistra (sic!) viene modificato il Titolo V della Costituzione, con la conseguente modifica dell’assetto istituzionale per Regioni e Comuni, da cui sono scaturite delle leggi elettorali “antipartecipazione”.
Infatti, le percentuali con cui sono eletti i Consigli Comunali e i Sindaci, i consigli regionali e i presidenti di regione Regioni sono semplicemente ridicole fino a sfiorare, in alcuni casi, il 20/25%. Queste cariche istituzionali sono sempre più remunerate e personalizzate. Gli interessi generali dei cittadini e della comunità sono passati in secondo piano rispetto alla creazione e mantenimento del consenso elettorale. Grandi promesse, tante parole, poi…al diavolo il consenso sociale. Meglio guardare al consenso elettorale.
Di fronte a questa drammatica deriva rispetto al dettato Costituzionale, in cui il potere è del popolo, basato sulla partecipazione, sull’etica, sulla moralità, sulla mediazione fra i diversi interessi economici e sociali, ci troviamo al forzato e giustificato disinteresse verso la politica e verso i partiti, alla disgregazione sociale, al lavoro precario, all’ ingiustizia tributaria, alla privatizzazione di tutti i rami fondamentali delle attività economiche, alla finanziarizzazione di tutti i servizi che dovrebbero vivere solo in solidarietà condivisa fra tutti.
Divide et ìmpera, la locuzione latina, è attuale nei tempi moderni dello sfruttamento, della colonizzazione, dell’oppressione dei popoli insieme alla moderna innovazione di creare un nemico per imporre agli altri, popoli e nazioni, la necessità della difesa di fronte al malvagio, all’orso di ghiaccio, ai visi gialli, alla faccia nera, ai capelli ricci, alle altre culture.
Come smontare questa cupola massonica, sionista, imperialista, se non unire le forze di tutti, per una diversa prospettiva possibile, attuando la nostra Costituzione. Parlare con le persone, contrastare una comunicazione eversiva, bugiarda, disgregatrice, prospettare un modo diverso di agire e gestire. Raccontare per far capire che occorre più democrazia, regole semplici, democratiche, comprensibili e attuabili rifacendosi ai bisogni elementari di tutti.
RTiM 28/9/2025
m. p.