Battere la mistificazione sulla concorrenza nei servizi pubblici.

Tra gli ultimi decreti del Consiglio dei Ministri è spuntato anche quello sulla concorrenza e la liberalizzazione della gestione dei servizi pubblici.

In realtà è solo un’operazione per espropriare gli enti locali del loro potere di gestire al proprio interno o con società consortili i servizi essenziali per le comunità e per trasferire tali gestioni al capitale finanziario.

Se questo disegno andasse avanti si avrebbe un pericoloso ribaltamento rispetto alla volontà popolare espressa nel referendum del 2011, che si pronunciò decisamente per la gestione pubblica di tali servizi.

Come si sa le società per azioni hanno lo scopo fondamentale di produrre utili per i propri azionisti, e questo è in netto contrasto con le finalità proprie dei servizi pubblici, che sono quelle di fornire prestazioni ai cittadini con la migliore efficienza ed ai costi più bassi possibili.

La motivazione che si adduce è che solo mettendo a gara la gestione dei sevizi (acqua, trasporti, energia, rifiuti, telecomunicazioni, ecc.) si otterrebbero i benefici della concorrenza per contenere i costi agli utenti, come se oggi la concorrenza in questi settori non ci fosse.

E’ proprio questa la mistificazione (alterare la realtà dei fatti in modo da suscitare un’interpretazione distorta – vocabolario Treccani). La concorrenza in questi servizi c’è, eccome! Le forniture alle aziende di gestione non avvengono forse attraverso gare, appalti e affidamenti esterni? Autobus, materiali di ricambio e combustibili come vengono reperiti dalle aziende di trasporto? Tubi, contatori e lavori impegnativi come vengono acquisiti dalle aziende dell’acqua e del gas? Mezzi per la raccolta e impianti di trattamento come vengono reperiti dalle aziende che gestiscono i rifuti urbani? Cavi e canalizzazioni come vengono realizzatii dalle aziende di telecomunicazioni? Quasi tutto ciò avviene attraverso gare pubbliche quando i gestori sono consorzi o società comunali. E questi sono solo esempi sommari e grossolani; ce ne sarebbero molti altri da fare.

La verità è che sostitituendo società di capitali a consorzi ed a gestioni in hause dei servizi si otterrebbe l’estromissione degli enti locali da settori fondamentali per il buon funzionamento delle comunità, si supererebbero tutti i vincoli delle gare ad evidenza pubblica per la fornitura di beni, lavori e servizi (così da poter scegliere a piacimento le aziende a cui rivolgersi, con tanti saluti alla concorrenza) e verrebbero eliminati tutti i vincoli delle procedure pubbliche per la selezione e l’assunzione del personale (così da poter premiare la fedeltà a chi comanda anzichè le competenze e le vere professionalità).

Con questo progetto, dicendo di voler favorire la concorrenza, si eliminerebbe ogni procedura che può garantire una competitività vera tra le centinaia di aziende che forniscono materiali, attrezzature, lavori e prestazioni al settore dei servizi pubblici.

Non solo, ma la concentrazione della gestione in grandi aziende e lo svolgimento di procedure per le forniture per grandi quantitativi taglierebbe fuori dalle gare il tessuto delle piccole ne medie imprese favorendo il costituirsi di situazioni di monopolio che sono la negazione stessa del principio della concorrenza. Sul momento qualcuno si illuderà di aver strappato prezzi più convenienti su qualche prodotto, ma alla fine i grossi fornitori si alleeranno fra di sè ed i prezzi che praticheranno saranno tali da garantire solo il proprio profitto.

Il guaio è che il capitale finanziario ha annusato nel settore dei servizi pubblici la possibilità di poter realizzare al meglio i propri interessi e sta piegando a questa volontà una politica supina, accondiscendente e sostanzialmente disinformata.

E’ un disegno che va battuto. Non ci dicano che lo vuole l’Europa, perchè non si sono mai stati atti formali che abbiano stabilito di andare in questa direzione. Basta informarsi su ciò che succede negli altri paesi per capire che ancora una volta vorremo fare i primi della classe su un tema che non è assolutamente chiaro.

Non ci dice nulla il fatto che la Gran Bretagna sta tornando indietro dalla privatizzazione delle ferrovie? Che Berlino e Parigi difendono o sono tornati alla gestione pubblica dell’acqua?

Su questi temi si deve aprire un vero confronto pubblico prima che siano assunte decisioni irreversibili.

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