Vorrei ragionare con questo concetto collegandolo alle vicende politiche degli ultimi otto mesi che abbiamo chi solo vissuto, chi subito, chi gioito, chi se ne fregato, chi ha semplicemente continuato a fare affari.
Se in questo paese ci fosse una democrazia matura, e per essere tale dovrebbe essere un po’ tanto diversa, ovvero una condivisione della Costituzione, rispetto della Resistenza, quale generatore della Costituzione. Partiti, movimenti e altre aggregazioni che dovrebbero concorrere con diverse maggioranze possibili, in un parlamento proporzionalmente rappresentativo delle diverse categorie sociali, economiche, culturali, all’attuazione della Costituzione.
Così non è stato nel dopo 1948 per ragioni geopolitiche, in contrapposizione negli ultimi 30 anni con nuove forze politiche. Non c’è stata nessuna maturazione democratica, anzi, si è accentuata e continua ad esserci la ricerca di una rivincita ideologica, fascistoide, nazionalista, populista che ci ha portato a respingere il tentativo di modificare in senso regressista la Costituzione per ben due volte. Ed è un cavallo di battaglia del CDX la repubblica presidenziale. Il contrario di quanto sperato dai costituenti, quello di avere un’articolazione democratica anche nei rapporti parlamentari, con la ricerca delle migliori soluzioni politiche dei problemi, partendo, sempre, dagli interessi generali come da Costituzione.
E partendo da questi presupposti che dobbiamo valutare il quadro politico di oggi. All’indomani delle scelte operate dalla componente di Italia Viva, facente parte della maggioranza giallo/rosa, con la conseguente caduta del governo Conte II, la scelta del Presidente della Repubblica si è indirizzata verso un governo con dentro tutti, detto dei migliori, anziché affrontare una battaglia elettorale impossibile e non opportuna per il perdurare della pandemia, per poter concretizzare le risorse del recovery fund portate a casa dal governo giallo/rosa, e nell’imminenza del semestre bianco e la mancanza de regole definitive dopo la riduzione dei parlamentari.
Questa scelta, concretizzatasi con l’incarico al Dott. Draghi, ha raccolto la partecipazione di tutte le forze politiche ad esclusione di Fratelli d’Italia, e tutti con valutazioni, finalità e interessi diversi e contrapposti.
Affrontare la pandemia perdurante nel medio/lungo periodo, con tutte le sue conseguenze sul piano sanitario, economico e sociale, l’azione del governo ha dimostrato e continua a dimostrare, tutte le sue criticità derivanti da una difficile ricerca di soluzioni minimamente condivise, evitando artificiose e demagogiche contrapposizioni. Lo stesso problema si è posto e si porrà ancora per l’attuazione del programma PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) che avrà una durata di almeno sei anni, con diverse riforme da affrontare, fra le quali la riforma fiscale. Coinvolgere, vincolare, tutte le forze politiche ad un progetto in continuità è oggettivamente fondamentale per il bene del paese. Da un punto di vista istituzionale, che i vari gruppi parlamentari, siano costretti a confrontarsi ed assumere reciproche responsabilità, non può ritenersi di per sé negativo. Sicuramente una mediazione non ottimale, ma con la responsabilità di tutti.
Questa fase politica non è soddisfacente rispetto alle aspettative della parte più avanzata della nostra società? Poteva essere meglio con la continuità del governo giallo/rosa? Sulla concretezza delle scelte sicuramente sì, ma solo teoricamente.
La continuazione di un governo Conte II o III, con un partner come Italia Viva, ovvero quel galantuomo di Renzi, sarebbe stato una spina continua nel fianco, e sarebbe stata una scelta da lui ritenuta più vantaggiosa per i suoi obbiettivi, non certo per il bene del paese.
Sul piano politico sarebbe stata una situazione peggiore di quanto lo sia l’attuale. Un governo con grosse difficoltà interne, un’opposizione di tutto il centro destra facilitato nella loro azione di denigrazione e di sciacallaggio, prefigurando prospettive di breve periodo nefaste con le possibili elezioni del dopo Mattarella.
Il governo Draghi e non certo dei migliori, ma non ha di fatto facilitato le aspettative di Renzi, che sembra sempre più sbiadito, anche con le vicende interne al M5S. La Lega in una doppia posizione, di governo e di opposizione, sembra in difficoltà non potendo tirare la corda più di tanto. Lo stesso dicasi di Forza Italia con le posizioni differenziate rispetto alla Lega. La stessa Meloni non incide e non galvanizza più di tanto. Le loro diverse posizioni, le diverse collocazioni, possono ancora rendere credibile un centro destra unito agli occhi del loro corpaccione elettorale pieno di regressività morale, istituzionale, economica e sociale?
Il confronto serrato fra M5S e PD, non produrrà nessun cambiamento negli orientamenti elettorali e comportamentali dei cittadini ed elettori?
Questa sintetica analisi socio/politica, a mio avviso, induce ad assumere, da parte di Rete Toscana in Movimento, senza nessuna presunzione di incidere nazionalmente, una posizione pragmatica, non ideologizzata, aperta ai cambiamenti culturali, sociali e politici che ci attraverseranno anche nel breve periodo. I cambiamenti che deriveranno da una trasformazione economica imposta dai cambiamenti climatici, i comportamenti individuali conseguenti nella parte più giovane della società, aprono nuovi spazi per affrontare i problemi del lavoro, della scienza, del sociale, del futuro non in modo individuale, ma con un rafforzamento del ruolo della società come comunità. Temi che fanno parte degli obbiettivi della rete. “Nessuno si salva da solo” p.francesco. #benicomuni #climatizziamoci #cambiaresipuo
m.p. 18/8/2021 www.retetoscanainmovimento.it retetoscanainmovimento@gmail.com