Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per invitare governi, organizzazioni internazionali e ONG a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema.
Oggi 25 novembre 2021, a 22 anni dall’istituzione, in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa.
Tra il 1° gennaio e il 7 novembre in Italia sono stati registrati 103 femminicidi, di cui 87 commessi in ambito familiare/affettivo, 60 compiuti dal partner o ex-partner. Rispetto allo stesso periodo del 2020, le donne uccise sono aumentate da 97 a 103 (+6%). Anche i femminicidi commessi in ambito familiare/affettivo mostrano una crescita (+2%), passando da 83 nel 2020, a 87 (+5%) quest’anno.(1)
Le donne vittime di violenza che denunciano sono poche, supportate dai centri antiviolenza, scelgono il percorso giudiziario solo un 27%. Tale percentuale potrebbe esser imputabile anche alla “vittimizzazione secondaria nelle aule dei tribunali da una parte, e al percorso obbligato di uscita dalla violenza adottato dai centri”.(2)
Oggi 25 novembre, non possiamo dimenticare le donne torturate ed uccise nei paesi del mondo, impegnate nella difesa dei diritti e della salvaguardia della vita delle loro amiche, sorelle, madri e compagne. Non dimentichiamo le donne Trans che la stampa continua a definire con termini maschili, senza rispetto per la loro scelta di genere e per la loro vita.
Nei quasi due anni di pandemia, la cura dei figli e dei familiari fragili si è riversata principalmente sulle spalle delle donne con la chiusura delle scuole e la carenza di assistenza sanitaria sui territori. E oggi qual è la partecipazione delle donne nella discussione pubblica e politica? Scarsa, quasi inesistente, sia per il coinvolgimento che per le iniziative politiche e legislative a sostegno.
Il piano triennale anti-violenza istituzionale è scaduto nel 2020 e non è stato ancora rinnovato. I CAV, centri antiviolenza, così come associazioni e movimento femminista devono essere coinvolti nella definizione delle strategie di contrasto alla violenza e nelle scelte di welfare. Il reddito di libertà per le donne che fuoriescono dalla violenza riassume una politica fallimentare: 400 euro al mese per 12 mesi, non lasciano speranza di un percorso che le porti a una reale autonomia. È una misura inadeguata sia perché inaccessibile per esempio alle donne migranti irregolari in Italia, sia perché su oltre 20.000 donne accolte nei CAV, ne potrebbero beneficiare circa 600.(3)(4)
La lotta per debellare il patriarcato dominante nella vita sociale, politica, lavorativa e familiare è ancora lontano dall’ottenere risultati accettabili. L’opposizione all’autodeterminazione delle donne e l’interferenza delle religioni sulle loro scelte etiche e sul loro corpo non è accettabile da una società che si definisce civile.
Ringraziamo il movimento Non Una di Meno per l’impegno a non lasciare alcuna donna sola e indifesa contro patriarcato e imposizioni religiose ed etiche, ringraziamo CAV e associazioni che da anni si impegnano nella rappresentanza e nella difesa dei diritti delle donne. Siamo vicini alle donne Trans e condanniamo l’atteggiamento omofobico, che la politica ufficiale italiana ha confermato con il voto per affossare il DDL Zan. Condanniamo con forza ogni atto politico degli Stati dentro e fuori dall’ Unione che contrasti libere scelte nella vita sociale e privata delle donne. Condanniamo l’interferenza delle religioni che impongono scelte alle donne, limitando la libertà dei loro corpi.
Come rete di donne e uomini che nel loro percorso personale e politico si sono impegnati nella richiesta di maggiori finanziamenti per percorsi e centri antiviolenza, per l’autonomia economica e la parità di salario nel mondo del lavoro, per i servizi di welfare necessari a sgravare dalle spalle delle donne la pesante responsabilità di cura, contro patriarcato imperante e interferenze religiose nell’etica personale, oggi, 25 novembre 2021, rinnoviamo e confermiamo responsabilità e partecipazione al percorso antiviolenza con tutte le implicazioni socio-economiche ed etiche e per una reale parità di genere.
Qui puoi leggere il comunicato stampa originale di RTiM.
Fonti:
(1) I dati sono contenuti nell’ultimo report sugli “Omicidi volontari” a cura del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale.
(2) D.i.RE. Donne in rete contro la violenza.
(3) Dall’ Appello di lancio della manifestazione nazionale del movimento femminista e transfemminista Non Una di Meno.
(4) https://www.ilsole24ore.com/art/arriva-reddito-liberta-le-donne-vittime-violenza-ecco-requisiti-e-modalita-accesso-AEWL5jv